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JOBY AVIATION: IL NUOVO MEZZO DI TRASPORTO STA PER PRENDERE IL VOLO

Per oltre un secolo abbiamo separato il trasporto terrestre dall’aviazione. Gli eVTOL promettono di colmare quello spazio — e Joby Aviation si sta avvicinando al momento in cui una tecnologia sperimentale potrebbe diventare un servizio di trasporto reale.

Per più di un secolo, l’aviazione ha avuto una caratteristica apparentemente inevitabile: per volare bisogna prima raggiungere un aeroporto. L’aereo ha trasformato le distanze tra città e continenti, ma ha modificato molto meno gli spostamenti all’interno delle aree urbane. Per percorrere trenta chilometri attraverso una grande metropoli continuiamo sostanzialmente a utilizzare le stesse infrastrutture di superficie: automobili, autobus, treni, metropolitane.

L’elicottero ha dimostrato da tempo che esiste un’altra possibilità. Può decollare verticalmente, evitare il traffico e collegare direttamente punti relativamente piccoli all’interno di una città. Ma non è mai diventato un mezzo di trasporto di massa. È costoso, rumoroso, meccanicamente complesso e richiede una manutenzione considerevole. Per la maggior parte delle persone rimane qualcosa che si vede passare sopra la città, non qualcosa che si considera per andare da una parte all’altra.

Una nuova generazione di aziende aeronautiche sta cercando di cambiare questa situazione attraverso una tecnologia chiamata eVTOL — electric Vertical Take-Off and Landing aircraft: velivoli elettrici capaci di decollare e atterrare verticalmente, volare rapidamente come piccoli aeroplani e operare con livelli di rumore radicalmente inferiori a quelli degli elicotteri.

Fra le società che stanno cercando di trasformare questa idea in una nuova forma di mobilità, una si trova oggi particolarmente vicina al passaggio decisivo fra sperimentazione e realtà. Si chiama Joby Aviation. Dopo oltre quindici anni di sviluppo, migliaia di voli di prova, una lunga procedura di certificazione e la costruzione delle prime infrastrutture dedicate, Joby sta cercando di fare qualcosa che accade molto raramente nella storia dei trasporti: introdurre un nuovo mezzo.


PROFILO DELL’AZIENDA

Società: Joby Aviation, Inc.
Fondata: 2009
Fondatore e CEO: JoeBen Bevirt
Sede centrale: Santa Cruz, California, Stati Uniti
Settore: Aviazione / Advanced Air Mobility
Attività principale: Sviluppo e futura gestione di servizi di trasporto aereo eVTOL
Tecnologia principale: Velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale
Configurazione: 1 pilota + 4 passeggeri
Propulsione: Elettrica distribuita
Borsa: New York Stock Exchange
Ticker: JOBY
Principali siti industriali: California e Ohio
Sito web: jobyaviation.com


NON UN ELICOTTERO ELETTRICO

Per capire Joby bisogna innanzitutto liberarsi da un equivoco. Il suo velivolo non è semplicemente un elicottero al quale sia stato sostituito il motore: è una macchina progettata intorno alle possibilità offerte dalla propulsione elettrica.

L’aeromobile utilizza sei unità propulsive elettriche distribuite lungo le ali. Durante il decollo e l’atterraggio, i propulsori sono orientati in modo da generare la spinta verticale necessaria a sollevare il velivolo; una volta raggiunta la quota, si inclinano progressivamente per consentire il volo orizzontale. La macchina passa così dal comportamento di un aeromobile a decollo verticale a quello, molto più efficiente, di un velivolo sostenuto dalle ali.

È una distinzione fondamentale. Un elicottero deve utilizzare continuamente il proprio rotore per sostenersi in aria. Un eVTOL come quello di Joby utilizza invece le ali durante la fase principale del volo. Il risultato previsto è un velivolo capace di trasportare quattro passeggeri oltre al pilota, raggiungendo velocità nell’ordine dei 200 mph, circa 320 chilometri orari, con un’autonomia massima dichiarata che può arrivare a circa 100 miglia nelle condizioni previste dal progetto.

Ma velocità e autonomia raccontano soltanto una parte della storia. La vera innovazione potrebbe essere altrove.

IL PROBLEMA DEL RUMORE

Gli elicotteri possono già fare gran parte di ciò che promettono gli air taxi. Eppure non riempiono i cieli delle nostre città. Una delle ragioni è il rumore.

Il caratteristico battito di un elicottero deriva in larga misura dall’interazione aerodinamica delle grandi pale del rotore con l’aria e con i vortici prodotti dalle pale precedenti. È un rumore intenso, impulsivo e percepibile a grande distanza. Per una rete di trasporto urbano questa caratteristica è determinante: un eliporto utilizzato occasionalmente è tollerabile; centinaia di movimenti al giorno sopra quartieri residenziali rappresenterebbero un problema completamente diverso.

La propulsione elettrica distribuita permette di affrontare la questione da un’altra prospettiva. Invece di un enorme rotore, Joby utilizza più propulsori progettati specificamente per ridurre l’impatto acustico. Durante il volo orizzontale, inoltre, le ali sostengono l’aeromobile e i propulsori possono lavorare in condizioni più favorevoli.

La riduzione del rumore non è quindi un dettaglio di comfort. È una delle tecnologie che potrebbero determinare se l’advanced air mobility possa esistere su scala significativa. Perché un nuovo mezzo di trasporto non deve soltanto funzionare: deve poter convivere con le città che intende servire.

IL VERO PRODOTTO È IL TEMPO

La promessa fondamentale di Joby può essere spiegata senza parlare di aeronautica. È il tempo.

Le grandi città hanno sviluppato un paradosso: sono diventate economicamente più importanti, più dense e più interconnesse, mentre muoversi attraverso di esse può richiedere sempre più tempo. Una distanza relativamente modesta può trasformarsi in un’ora o più di automobile.

L’eVTOL introduce una possibilità diversa: utilizzare la terza dimensione. Un percorso stradale tortuoso diventa una linea quasi diretta; le congestioni scompaiono sotto il velivolo; fiumi, ponti, montagne, periferie e reti autostradali cessano di determinare completamente la geometria del viaggio.

Non significa che l’eVTOL sostituirà l’automobile o la ferrovia. È molto più plausibile immaginarlo come un ulteriore livello della rete di trasporto. Ed è proprio qui che l’idea diventa interessante: Joby non sta cercando necessariamente di vendere un nuovo tipo di aeromobile alle persone. Sta cercando di vendere minuti.

DA SANTA CRUZ A UNA NUOVA CATEGORIA DI AVIAZIONE

Joby nasce nel 2009 per iniziativa di JoeBen Bevirt, imprenditore e ingegnere con precedenti esperienze nella robotica. Per anni il progetto viene sviluppato lontano dai riflettori.

La ragione è comprensibile. Creare un nuovo aeromobile è già estremamente difficile. Creare contemporaneamente un nuovo sistema propulsivo, una nuova architettura di velivolo e una nuova categoria di servizio di trasporto lo è ancora di più.

Nel corso degli anni Joby ha costruito e testato diverse generazioni di prototipi, accumulando esperienza nel volo elettrico, nei sistemi di controllo, nelle batterie, nei motori, nell’acustica e nella produzione. Ma la vera barriera fra un prototipo spettacolare e un mezzo di trasporto non è la capacità di volare. È la certificazione.

LA PAROLA PIÙ IMPORTANTE: CERTIFICAZIONE

L’aviazione commerciale non funziona come l’industria del software. Non è possibile distribuire una versione beta di un aeromobile e correggere successivamente i problemi. Un velivolo destinato a trasportare passeggeri deve dimostrare alle autorità aeronautiche che la progettazione, i componenti, i sistemi, i processi produttivi e le prestazioni soddisfano requisiti estremamente rigorosi.

Negli Stati Uniti, Joby sta attraversando il processo di Type Certification della Federal Aviation Administration. L’azienda divide questo percorso in cinque fasi: le prime definiscono la base di certificazione, i metodi attraverso i quali verrà dimostrata la conformità e i programmi di test; le successive richiedono analisi, prove e infine la dimostrazione concreta, davanti all’autorità, che il velivolo soddisfa i requisiti concordati.

Al 31 luglio 2026 Joby dichiarava completate le prime fasi e progressi sostanziali nella quarta e nella quinta, quella finale. La società indicava il proprio lavoro all’83% nella fase quattro e al 20% nella fase cinque; sul versante FAA le percentuali riportate erano rispettivamente 77% e 10%.

Le percentuali, da sole, non consentono di prevedere una data di certificazione, ma raccontano qualcosa di importante. Joby non si trova più soltanto nella fase in cui deve dimostrare che un eVTOL può volare. Sta cercando di dimostrare che può diventare un aeromobile certificato per il trasporto commerciale.

DAL PROTOTIPO ALLA FABBRICA

Esiste poi una seconda transizione, altrettanto difficile: costruire un aeromobile sperimentale è una cosa; costruirne centinaia in maniera ripetibile è un’altra.

A metà 2026 Joby aveva cinque aeromobili in volo e altri dodici in produzione. Parallelamente sta ampliando la propria presenza industriale fra California e Ohio e ha dichiarato l’obiettivo di aumentare progressivamente la capacità produttiva.

Ed è qui che compare un partner insolito per una società aeronautica: Toyota.

La collaborazione fra Joby e Toyota dura da oltre sette anni. Toyota non si è limitata a investire capitale: propri ingegneri hanno lavorato con Joby su produzione, qualità e progettazione orientata alla fabbricabilità. Nel giugno 2026 le due società hanno compiuto un ulteriore passo creando una joint venture destinata a preparare la produzione commerciale su larga scala.

La logica è significativa. L’aviazione conosce perfettamente la produzione di aeromobili sofisticati in quantità relativamente limitate. L’industria automobilistica conosce qualcosa di diverso: produrre macchine complesse in grandi volumi mantenendo qualità, ripetibilità e controllo dei costi. Se gli eVTOL dovessero realmente diventare un mezzo di trasporto diffuso, queste due culture industriali dovranno in qualche modo incontrarsi. Joby e Toyota stanno cercando di costruire precisamente quel ponte.

DUBAI COME LABORATORIO DEL FUTURO

Una nuova tecnologia di trasporto ha bisogno anche di un luogo nel quale iniziare. Per Joby, uno dei più importanti potrebbe essere Dubai.

La città presenta alcune caratteristiche quasi ideali per sperimentare l’air mobility: elevata densità di spostamenti premium, grandi distanze urbane, infrastrutture moderne, forte presenza turistica e una pubblica amministrazione intenzionata a introdurre nuove tecnologie di trasporto.

Joby ha un accordo con la Roads and Transport Authority di Dubai per sviluppare un servizio di air taxi nell’emirato e sta lavorando con le autorità degli Emirati sul percorso regolatorio necessario. Nel 2026 il vertiporto presso Dubai International Airport risultava completato e un secondo sito presso l’American University of Dubai era vicino al completamento.

La parola vertiporto potrebbe diventare familiare quanto oggi lo sono stazione o terminal. È un’infrastruttura relativamente compatta destinata al decollo, all’atterraggio, alla ricarica e alla gestione dei passeggeri degli aeromobili eVTOL.

Se questa nuova forma di mobilità crescerà, i vertiporti potrebbero comparire presso aeroporti, stazioni, centri direzionali e altri nodi strategici delle città. Non servono piste lunghe chilometri. Ed è precisamente questo che rende possibile immaginare l’aviazione inserita molto più profondamente nel tessuto urbano.

L’AEROPORTO POTREBBE DIVENTARE MOLTO PIÙ VICINO

Uno degli utilizzi iniziali più intuitivi degli air taxi potrebbe essere proprio il collegamento con gli aeroporti tradizionali.

Il problema è universale: si può attraversare un continente in poche ore e poi trascorrere un’altra ora bloccati nel traffico per percorrere gli ultimi trenta chilometri. L’eVTOL potrebbe modificare questa equazione. Un passeggero potrebbe raggiungere un vertiporto urbano, salire su un piccolo aeromobile elettrico e arrivare direttamente all’aeroporto in pochi minuti.

Non sostituisce l’aereo di linea. Lo completa.

In questo senso, Joby potrebbe non competere realmente con Boeing, Airbus, treni o automobili. Potrebbe occupare uno spazio che oggi è servito in maniera inefficiente da una combinazione di taxi, automobile privata e, per una piccolissima minoranza, elicottero.

L’ECOSISTEMA CONTA QUANTO L’AEROMOBILE

Perché questa visione funzioni, tuttavia, costruire l’aereo non basta. Servono vertiporti, sistemi di prenotazione, piloti, infrastrutture di ricarica, procedure di manutenzione, integrazione con le reti di trasporto esistenti e un sistema di gestione del traffico capace di accogliere una nuova categoria di aeromobili.

Joby sta quindi sviluppando qualcosa che assomiglia sempre meno a un semplice programma aeronautico e sempre più a una piattaforma di mobilità. Questa strategia è diventata ancora più evidente con l’acquisizione delle attività passeggeri di Blade e con l’integrazione prevista dei servizi all’interno dell’ecosistema Uber.

Blade fornisce qualcosa che un costruttore di aeromobili normalmente non possiede: passeggeri reali, rotte reali, infrastrutture esistenti e conoscenza operativa del trasporto aereo urbano. Nel secondo trimestre 2026 le attività Blade hanno generato per Joby 36,2 milioni di dollari di ricavi, contribuendo a portare la previsione dei ricavi complessivi dell’anno a 115-125 milioni di dollari.

Il significato strategico va però oltre i ricavi. Joby può iniziare a costruire la rete prima ancora che il proprio eVTOL sia pienamente operativo.

L’AMERICA APRE UNA PORTA

Nel 2026 è emersa anche una strada potenzialmente importante verso le prime operazioni negli Stati Uniti. L’eIPP, Electric Vertical Takeoff and Landing Integration Pilot Program, permette di sperimentare operazioni eVTOL in collaborazione con autorità federali, statali e locali prima della piena diffusione commerciale nazionale.

Joby ha indicato il Texas come uno dei primi luoghi in cui utilizzare questo programma. A settembre 2026 l’azienda ha iniziato attività nell’area di Dallas-Fort Worth finalizzate a costruire rotte, procedure ed esperienza operativa utili ai futuri servizi.

L’obiettivo dichiarato rimane quello di trasportare i primi passeggeri nel 2026, pur mentre continua il processo più ampio di certificazione FAA. È un passaggio importante perché permette di iniziare a trasformare una tecnologia in un sistema operativo reale. E i sistemi di trasporto si imparano utilizzandoli.

DOPO IL PILOTA?

C’è poi un’altra trasformazione, ancora più radicale, che potrebbe arrivare successivamente.

Il 18 settembre 2026 Joby ha annunciato che un aeromobile dotato della propria tecnologia autonoma ha completato un volo attraverso gli Stati Uniti. Non si trattava dell’eVTOL passeggeri, ma di un Cessna Caravan modificato utilizzato come piattaforma per sviluppare e dimostrare i sistemi autonomi dell’azienda.

Il velivolo ha percorso 3.199 miglia effettuando autonomamente rullaggio, decollo, navigazione e atterraggio, senza input sui comandi da parte del safety pilot a bordo e sotto supervisione remota.

Questo non significa che gli air taxi senza pilota siano imminenti. La certificazione di un sistema autonomo per il trasporto passeggeri rappresenta una sfida completamente diversa. Ma indica la direzione tecnologica.

In una prima fase, gli eVTOL saranno pilotati. In futuro, l’autonomia potrebbe modificare nuovamente l’economia del sistema, aumentando potenzialmente la capacità disponibile e liberando un posto aggiuntivo nell’aeromobile.

La storia potrebbe quindi svilupparsi in due rivoluzioni successive: prima elettrificare il volo verticale, poi, eventualmente, automatizzarlo.

LA DIMENSIONE MILITARE

Le tecnologie sviluppate per un air taxi hanno applicazioni che vanno ben oltre il trasporto urbano. Un aeromobile capace di decollare verticalmente, operare con una firma acustica ridotta e utilizzare propulsione elettrica o ibrida può avere applicazioni nella logistica, nelle emergenze e nella difesa.

Joby collabora da anni con il Dipartimento della Difesa statunitense e ha progressivamente ampliato le proprie attività nel settore. Nel 2026 l’azienda ha inoltre annunciato l’acquisizione di Resonant Sciences per rafforzare ulteriormente le proprie capacità nel campo della difesa e dei sistemi autonomi.

È un promemoria importante: le tecnologie di mobilità raramente rimangono confinate all’applicazione per la quale erano state inizialmente immaginate. Il GPS nacque in ambito militare. Internet ebbe origini governative e accademiche. I motori a reazione cambiarono prima l’aviazione militare e poi quella civile. La propulsione elettrica distribuita e il volo autonomo potrebbero seguire percorsi altrettanto trasversali.

LA DOMANDA DECISIVA: QUANTO COSTERÀ?

Tutte le rivoluzioni nei trasporti incontrano alla fine la stessa domanda: quanto costa?

Un air taxi elettrico può essere tecnologicamente straordinario, silenzioso e veloce. Ma se il servizio rimane accessibile soltanto a una minuscola fascia di utenti, non diventerà un nuovo mezzo di trasporto nel senso più ampio del termine.

Le prime operazioni saranno inevitabilmente limitate. È ciò che accade normalmente con le nuove tecnologie: i primi voli commerciali dell’aviazione erano costosi, le prime automobili erano prodotti per pochi, i primi telefoni cellulari erano strumenti ingombranti e costosissimi.

La questione significativa non è quindi soltanto il prezzo iniziale. È la curva dei costi.

La propulsione elettrica elimina numerosi componenti meccanici tipici dei motori a combustione e delle trasmissioni tradizionali. I motori elettrici possono avere un numero relativamente ridotto di parti mobili. La manutenzione potrebbe quindi risultare, nel tempo, diversa da quella degli elicotteri convenzionali. A ciò si aggiunge l’effetto della produzione in volume che Joby e Toyota stanno cercando di ottenere.

Se questi fattori riusciranno a ridurre progressivamente il costo per passeggero, l’air taxi potrebbe muoversi da servizio premium verso una categoria di trasporto più ampia. È probabilmente uno dei passaggi più importanti dell’intera storia.

COSA POTREBBE METTERE IN DISCUSSIONE QUESTO SCENARIO?

La visione è affascinante. Realizzarla sarà estremamente difficile.

Il primo ostacolo rimane la certificazione. Joby ha compiuto progressi significativi, ma certificare un nuovo aeromobile e una nuova architettura richiede tempo. Ritardi sono possibili e, nell’aviazione, la prudenza delle autorità è una caratteristica necessaria, non un difetto.

Il secondo riguarda la produzione. Passare da pochi velivoli costruiti con enorme attenzione a una produzione industriale affidabile rappresenta una delle transizioni più difficili per qualsiasi società aeronautica.

Il terzo è costituito dalle batterie. L’aviazione è particolarmente sensibile al peso. Le batterie hanno migliorato enormemente le proprie prestazioni, ma la loro densità energetica rimane molto inferiore a quella dei carburanti aeronautici. Per questo gli eVTOL hanno un campo operativo specifico e non sostituiranno gli aeroplani convenzionali sulle lunghe distanze.

Il quarto è l’infrastruttura. Un velivolo può decollare verticalmente, ma ha comunque bisogno di luoghi autorizzati in cui farlo, energia elettrica, sistemi di ricarica e integrazione con la città.

Il quinto è l’accettazione pubblica. La sicurezza percepita, il rumore, l’impatto visivo e la disponibilità delle comunità ad accettare un numero crescente di aeromobili sopra le aree urbane saranno determinanti.

Il sesto è il costo. Il sistema deve dimostrare non soltanto di poter funzionare, ma di poter raggiungere un’economia sufficientemente favorevole da creare domanda su scala significativa.

E infine c’è la concorrenza. Joby non è sola. Numerose società nel mondo stanno sviluppando aeromobili eVTOL e architetture differenti. Alcune inevitabilmente scompariranno; altre potrebbero sviluppare soluzioni migliori per determinati mercati. Come accadde agli inizi dell’automobile e dell’aviazione, è troppo presto per sapere quale configurazione industriale emergerà alla fine.

NON DEVE SOSTITUIRE L’AUTOMOBILE

Forse uno degli errori più comuni nel valutare una nuova tecnologia di trasporto consiste nel chiedere immediatamente quale mezzo precedente sostituirà.

L’automobile non eliminò il treno. L’aereo non eliminò l’automobile. La metropolitana non eliminò l’autobus. Ogni tecnologia occupò gli spazi nei quali offriva un vantaggio particolare.

Per gli eVTOL quello spazio potrebbe essere rappresentato dalle distanze troppo lunghe o congestionate per essere percorse rapidamente in automobile ma troppo brevi per giustificare l’aviazione tradizionale: venti chilometri attraverso una città, un aeroporto lontano dal centro, due comunità separate da una baia, un collegamento attraverso una regione montuosa, una tratta urbana che richiede novanta minuti su strada e dieci o quindici minuti in linea d’aria.

Sono questi gli spazi nei quali la terza dimensione può avere valore.

QUANDO UNA TECNOLOGIA DIVENTA UN MEZZO DI TRASPORTO

La storia della mobilità è piena di invenzioni straordinarie che non sono mai diventate sistemi di trasporto. Inventare la macchina non basta. Occorre creare tutto ciò che la circonda.

Le automobili avevano bisogno di strade, distributori, officine, parcheggi, assicurazioni e regole del traffico. L’aviazione commerciale aveva bisogno di aeroporti, controllo del traffico aereo, manutenzione, addestramento, certificazione e reti di prenotazione. Gli eVTOL avranno bisogno del proprio ecosistema.

Ed è proprio questo che rende interessante il momento attuale. Joby non sta più lavorando esclusivamente sul velivolo: sta lavorando sulla produzione con Toyota, sui vertiporti a Dubai, sulle rotte negli Stati Uniti, sull’integrazione dei passeggeri attraverso Blade e Uber, sulla certificazione con la FAA, sull’autonomia, sulla formazione e sulle operazioni.

In altre parole, sta iniziando a costruire il sistema intorno alla macchina.

È il passaggio che separa un’invenzione da un mezzo di trasporto.

IL CIELO SOPRA LE CITTÀ

È impossibile sapere oggi quanto comune diventerà questa forma di mobilità. Forse gli air taxi rimarranno concentrati sulle tratte aeroportuali e sui collegamenti premium. Forse diventeranno una componente relativamente comune delle grandi reti metropolitane. Forse alcune città li adotteranno rapidamente mentre altre li limiteranno. E probabilmente la tecnologia stessa cambierà molte volte.

Ma una cosa sta diventando più concreta. L’idea di spostarsi sopra una città a bordo di un piccolo aeromobile elettrico non appartiene più soltanto alla fantascienza.

Gli aeromobili esistono e volano. Le fabbriche stanno aumentando la produzione. I vertiporti vengono costruiti. Le autorità stanno sviluppando le regole. Le prime reti operative stanno prendendo forma. E i sistemi di certificazione stanno progressivamente trasformando macchine sperimentali in potenziali aeromobili commerciali.

Per oltre un secolo abbiamo guardato il cielo sopra le nostre città principalmente come allo spazio attraversato dagli aeroplani diretti altrove. Joby immagina qualcosa di diverso: che quello spazio possa diventare parte della città stessa. Una nuova strada che non deve essere asfaltata, una rete che non deve attraversare incroci, una forma di mobilità che sfrutta una dimensione rimasta, fino a oggi, quasi completamente inutilizzata dal trasporto quotidiano.

Non sappiamo ancora quanto grande diventerà. Ma dopo quindici anni di sviluppo, la domanda intorno agli eVTOL sta lentamente cambiando.

Non è più soltanto: possono funzionare?

Sta diventando: che cosa succederà quando inizieremo davvero a usarli?

NOTA EDITORIALE

CulturesMag tratta aziende, tecnologie e trasformazioni industriali per finalità editoriali e informative. Questo articolo riguarda l’azienda, i suoi prodotti, la sua tecnologia e il settore in cui opera e non costituisce consulenza in materia di investimenti né una raccomandazione ad acquistare, vendere o detenere alcuno strumento finanziario.

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