Cultura

A Castel del Giudice un festival per immaginare il mondo che verrà 

Nel cuore dell’Appennino molisano, dove la rigenerazione produce futuro, l’11 e 12 luglio 2026 c’è la 4° edizione di Radicalmente Festival. Sul palco grandi nomi del giornalismo e della letteratura tra cui Domenico Iannacone, Concita De Gregorio, Michela Ponzani, Nichi Vendola e Billy Costacurta.

 

Castel del Giudice spunta fuori dopo una serie di tornanti a gomito, in mezzo all’Appennino molisano. A prima vista sembra un paese come tanti altri in queste zone. Una natura soverchiante, pascoli e faggete in alternanza, e falchetti che volteggiano quasi tra le case. Un’invasione di rondini in primavera. Un paese che con molti altri condivide un’apparizione della Madonna (in Saletta), che qui avrebbe lasciato il segno delle sue ginocchia su una pietra; dei personaggi storici d’eccezione: in questo caso il condottiero e capitano di ventura Giacomo Caldora che a Castel del Giudice avrebbe avuto i natali; una memoria viva delle migrazioni: tra i vicoli e sulle panchine gli anziani si applicano senza ritegno nell’arte della reminiscenza di epopee lontane. Ovviamente non mancano le incursioni pacifiche e meno pacifiche di volpi e tassi. 

Ma è quello che sta tra il visibile e non visibile che a Castel del Giudice fa la differenza. L’occhio attento noterà un paese trasformato di recente. Castel del Giudice, difatti, è quello che si dice un esempio virtuoso di rigenerazione delle aree interne. Qui, dove per decenni la parola più pronunciata è stata “partire”, si è scelto di sperimentare il contrario. Restare. E soprattutto immaginare un futuro. Le stalle abbandonate sono diventate camere e piazze di incontro. Le case vuote hanno ritrovato abitanti. L’ex scuola materna è stata trasformata in una RSA e in una struttura per anziani che oggi rappresenta uno dei principali presìdi sociali ed economici del paese. Le terre incolte si sono riempite di filari di meli, dando vita a un meleto biologico che è diventato simbolo di un nuovo modo di fare economia nelle terre alte. Accanto ai frutteti è arrivato l’orzo e la birra del primo birrificio agricolo dell’Alto Molise e sono arrivate le api: prima poche arnie, poi centinaia, fino a dare vita a un Apiario di Comunità che produce miele, formazione e biodiversità. 

LA RIGENERAZIONE COME PRATICA COLLETTIVA.

A Castel del Giudice la rigenerazione non è mai stata soltanto un fatto edilizio. È una pratica collettiva. Per questo attorno alle case sono nate imprese sociali, cooperative, servizi, luoghi culturali. L’albergo diffusoBorgotufi è probabilmente il volto più conosciuto di questa trasformazione: un borgo nel borgo costruito recuperando edifici esistenti e restituendo senso a spazi che sembravano destinati al silenzio. 

Poi è arrivato il Bando Borghi, che qui non è stato interpretato come una semplice occasione di finanziamento, ma come la possibilità di completare un percorso iniziato molti anni prima. Sono nati nuovi progetti per attrarre abitanti, lavoratori e idee. Il programma “Ri-Abitare” lavora proprio su questo: creare le condizioni perché qualcuno scelga di vivere a Castel del Giudice, non solo di visitarlo. Nascono così il senior social housing, pensato per un invecchiamento attivo e comunitario; le residenze dedicate a chi può lavorare da remoto e cerca un’alternativa alle metropoli; un incubatore culturale capace di ospitare progettualità, laboratori e nuove imprese creative; una residenza d’artista permanente che porta nel paese sguardi esterni e nuove narrazioni; una tavola calda come luogo quotidiano di socialità e incontro; e perfino un forno di comunità, concepito non solo come laboratorio di panificazione ma come presidio civico, spazio di memoria alimentare e identità condivisa. È difficile spiegare Castel del Giudice a chi non c’è mai stato. Perché non è un borgo-cartolina e non è nemmeno il solito racconto edificante sulla rinascita dei piccoli paesi. Qui si sperimenta. Si sbaglia. Si riparte. Si prova a capire come si possa abitare la montagna nel XXI secolo senza trasformarla in un museo o in un parco tematico.

RADICALMENTE FESTIVAL, LABORATORIO DI CULTURA.

Ed è forse per questo che qui è nato Radicalmente FestivalL’11 e il 12 luglio 2026, tra le case di pietra, le piazze e gli spazi di Borgotufi, Castel del Giudice si trasforma in un laboratorio a cielo aperto dove giornalisti, scrittori, artisti, amministratori, ricercatori e abitanti si incontrano per discutere di cultura, territori, ecologia, comunità e futuro. Il riflesso naturale di un luogo che da anni prova a immaginare nuove forme dell’abitare e del vivere insieme. Tra gli ospiti della quarta edizione figurano nomi come Domenico Iannacone, Concita De Gregorio, Michela Ponzani, Nichi Vendola e Billy Costacurta: figure diverse per linguaggi e provenienze, chiamate non tanto a “intervenire” quanto a confrontarsi con un contesto che li obbliga a rallentare, a situarsi. Accanto ai talk, il festival costruisce un’infrastruttura culturale temporanea: laboratori, podcast, letture sceniche, installazioni, momenti musicali e pratiche partecipative. Non solo un programma da seguire, ma un ambiente da attraversare.

Perché Radicalmente non nasce nonostante Castel del Giudice. Nasce proprio grazie a Castel del Giudice. E forse è questa la cosa più interessante: in un piccolo paese dell’Appennino, tra un meleto, un apiario e un forno di comunità, si continua ostinatamente a produrre la materia prima più rara di tutte. Futuro.

RadicalMente Festival è un evento letterario diretto da Luciana Petrocelli e promosso dal Centro Studi Casa Frezza in collaborazione con il Comune di Castel del Giudice, la Pro Loco “G. Caldora”, il Ministero della CulturaBorgotufi Albergo Diffuso Società Dante Alighieri, e rientra nella ricca programmazione culturale del progetto “Castel del Giudice Centro di (ri)Generazione dell’Appennino”con il quale il Comune di Castel del Giudice ha vinto il Bando Borghi del PNRR.  

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